INTRODUZIONE

 

Parlare e fare uno studio su un cantautore pone il problema di considerare la musica leggera una parte della cultura di una nazione. Non è questa la sede dove poter discutere intorno a questo problema; è però giusto sottolineare che la canzonetta non si limita sempre a trattare temi frivoli, ma a volte si occupa anche di problemi sociali rilevanti e difficili. Da questo punto di vista, riveste certamente un ruolo importante nella società, in quanto è uno dei mezzi di trasmissione delle idee più veloci ed efficaci della nostra epoca. Per la sua portata popolare si deve quindi considerare la canzonetta, se non letteratura, quantomeno una espressione del modo di pensare di un determinato periodo. Essa è un luogo in cui si rispecchia la coscienza di un'epoca. Il discorso si fa ancora più interessante se poi l'artista influenza, con la sua produzione, le coscienze e la lingua di una intera nazione; come ha fatto Renaud. 

Renaud non è solo un artista, è anche un personaggio. Nato ideologicamente nei movimenti intorno al '68 e cresciuto ascoltando Brassens, è un misto tra i due: un anarchico, ribelle nei confronti della società. Con le sue scelte e le sue prese di posizione ha suscitato a volte l'ammirazione, a volte il disprezzo e l'odio di questo o di quel partito politico; di questo o di quel settore della società. Ma non solo, ha difeso le sue idee a costo di perdere, o di deludere, una parte del suo pubblico.

Quello che è certo, è che Renaud rimane comunque uno dei testimoni più autorevoli di un periodo storico e di una parte della società francese che prima di lui non aveva diritto di esistere. E' il cantante che ha dato voce alle persone più povere e disperate. Si è avvicinata la figura di Renaud a quella dei cantanti realisti del secolo precedente, a Bruant, ma c'è una differenza fondamentale che lo distingue da loro. Renaud è il primo cantante che canta il mondo delle periferie e che riesce a farsi un pubblico anche fuori da queste. Il suo successo attraversa tutte le classi sociali e diventa nazionale. Per la prima volta un cantante può veramente dare la parola a chi non ce l'ha e, soprattutto, dove non ce l'ha, fuori dal suo ambiente.

Volendo parlare di Renaud non si può prescindere da quello che dice nelle sue canzoni. Per questo, più che un cantautore, Renaud si deve considerare un poeta. La musica è solo il mezzo attraverso il quale diffonde i suoi testi. Non a caso nella produzione presa in considerazione, quella delle raccolte di canzoni originali, su 115 canzoni, divise in dieci dischi, ce n'è solo una di cui non ha scritto le parole, La chanson du loubard del 1977. A parte Soleil immonde del 1981, scritta da Coluche, che l'aveva regalata all'amico.

Tutt'altro discorso per le musiche. La musica ha un ruolo secondario nella produzione di Renaud. Come egli stesso afferma, non si considera un musicista, ma ha la fortuna di riuscire a creare delle melodie con i pochi accordi di chitarra che conosce. Ma esse restano comunque semplici e Renaud, soprattutto nell'ultima fase, preferisce affidare ad altri il compito di scrivergli le musiche. Nell'ultimo disco ne compone solamente tre, delle dodici che sono raccolte.

Quello che si è cercato di fare con questo studio è soprattutto l'analisi di ciò che i testi di Renaud raccontano a partire dal 1975, anno in cui esce il primo disco, fino al 1994, data dell'uscita dell'ultimo. Si è visto come il suo messaggio si evolve e cambia nel tempo. Renaud non è importante solo per quello che ha detto, ma anche per il modo in cui l'ha detto. La scelta di esprimersi con un linguaggio popolare ha, da un lato, contribuito al suo grande successo; dall'altro, proprio grazie a questo successo, ha contribuito a fare diffondere quel linguaggio in tutta la società francese.

Il lavoro che viene qui presentato è costituito da una parte centrale, in cui si prendono in considerazione i testi, e da un breve capitolo integrativo, dedicato alla lingua. Per quello che riguarda il discorso dei testi si è voluto dividere la produzione di Renaud in tre periodi, che corrispondono agli esordi, al successo ed alla età adulta. Alcune tematiche sono tipiche di un certo periodo, alcune altre si ritrovano in tutti e tre, ma con differenti caratteristiche.

Per quello che riguarda la lingua, viene presentato una sorta di "glossario di Renaud", col quale si cerca, da un lato di rendere visibile l'importanza che il cantautore ha avuto nella divulgazione di un certo tipo di vocabolario, proveniente dalle periferie e diventato col tempo "familiare"; dall'altro si offre al lettore la possibilità di affrontare un tipo di testo che, per il suo linguaggio lontano dalla lingua letteraria, è particolarmente ostico per chi non ha dimestichezza con la lingua familiare.

Manca volutamente un capitolo dedicato alla musica. Renaud stesso, infatti, ammette la sua scarsa competenza musicale e il fatto che parte dei musicisti francesi detesti le sue musiche spartane. Per cui sarebbe inutile dare troppa importanza ad un aspetto secondario della sua produzione. Soprattutto considerando che l'ultima parte di tale produzione sarebbe comunque esclusa, in quanto non si tratta di musiche sue.

La valutazione che, però, più di tutto ha influito sulla eliminazione di un progettato capitolo sulla musica, è che, quest'ultimo, sarebbe risultato in contrasto con il resto del lavoro. L'oggetto di analisi non è infatti la canzone di Renaud, ma la ricerca del messaggio che il cantautore propone attraverso le sue canzoni. Ora è evidente che, in questo caso particolare, la musica non offre nessun tipo di messaggio, per cui essa risulta fuori dal campo d'indagine stabilito.

Il testo ne è invece il centro fondamentale e per questo motivo si è ritenuto di dover riportare in un'Appendice l'oggetto stesso del lavoro. In essa si possono ritrovare tutti i testi delle canzoni, e l'indicazione degli album a cui appartengono; i quali sono disposti in ordine cronologico. Alla fine dell'Appendice si trovano delle note. Queste permettono una comprensione maggiore del testo e dell'analisi fatta nei capitoli precedenti.


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